La nostra opinione sulla fusione

Intervista ai Sindaci dei Comuni di Ligosullo e Treppo Carnico

Andamento della popolazione nei Comuni di Ligosullo e di Treppo Carnico

DAL TERRITORIO

La tradizionale cucina carnica era basata nei secoli scorsi dal consumo di farina di segala, latticini e grassi di maiale. Riportiamo per curiosità tre ricette originali di Ligosullo.

I CJARADÔRS

Il cjaradôr è uno dei tanti mestieri ormai scomparsi. Anticamente il carro era trainato da buoi che essendo castrati si dimostravano mansueti; solo in un secondo tempo arrivarono i cavalli a sostituirli. Il cjaradôr specializzava nel trasporto di cose o persone e il costo del trasporto variava in base al peso della merce. Chi trasportava le persone disponeva sul carro anche due panche con dieci posti a sedere. L'ultimo cjaradôr che ha trasportato persone è stato "Bidotti". La destinazione più lontana era il paese di Carnia. Per procurarsi i generi alimentari presso la Cooperativa di Tolmezzo, il cjaradôr doveva partire verso le tre del mattino: un viaggio sicuramente lungo e faticoso.

I FORALÀRIS

Si dice che Treppo sia la patria dei foralàris, di quegli uomini cioè, che a partire dall'Ottocento, si dedicarono attivamente all'attività di trementina con un'opera intensissima fino allo scoppio della Prima Guerra mondiale. Originari di questa valle, esercitarono il mestiere nei luoghi, soprattutto in Carinzia e in Stiria, dove abbondavano i boschi di larice.

I conduttori (cioè i responsabili) usavano formare un gruppo di compaesani da quattro a sei, ai quali garantivano la stagione di cinque mesi, da maggio a settembre. Il conduttore doveva visitare di persona le zone boschive da sfruttare, trovare il percorso più adatto per ridurre la già grande fatica degli uomini, scegliere un capanno o un fienile per adattarlo a rifugio durante i mesi di permanenza. Nei primissimi tempi dell'attività i carnici appresero il mestiere come dipendenti di una ditta lombarda in Austria; messisi in proprio, divennero espertissimi e la loro arte fu una delle più richieste. Essi partivano in primavera per le terre oltre il confine austriaco e quando rientravano, il 2 novembre per la Madonna del Perdono si faceva una grande festa popolare.

Il lavoro dei foralàris consisteva nel forare i fusti dei larici pronti per essere tagliati dai boscaioli e raccoglierne la resina in grandi mastelli che portavano a valle sulle spalle. La sostanza raccolta dagli alberi veniva filtrata e la trementina ottenuta veniva spedita in fusti ai grossisti per la successiva diffusione.

Il lavoro dei foralàris facilitava lo scorrimento della lama dei boscaioli evitando incidenti e questi nelle segherie. Quindi il loro intervento era gradito ai boscaioli i quali usavano ricambiare la cortesia donando si conduttori falci di buona qualità, coti e fazzoletti di lana e seta da portare alle loro donne. Non mancarono i tentativi, da parte dei proprietari di boschi austriaci, di soppiantare l'attività dei foralàris: ben presto si accorsero però che i lauti guadagni erano possibili solamente a prezzo delle enormi fatiche fisiche ed alla velocità con cui i montanari carnici riuscivano a sbrigare il loro lavoro.

Dopo la Prima Guerra mondiale molte cose cambiarono in Carnia e molte attività, come anche questa, caddero in disuso.

I CRAMÂRS

I cramârs erano venditori stagionali, che fin dai primi anni del '500 abbandonarono la Carnia per affrontare le strade del Nord per attività di piccolo commercio ambulante (cramâr, dal tedesco Krämer, merciaio) o per impiantarvi successivamente botteghe di assoluto prestigio, magari dopo aver “tedeschizzato” il proprio cognome (Morassi in Morasch, Moro in Mohr, De Rivo in Von Bach ecc.). Il periodo florido in chiave economica per i cramârs fu quello vissuto sotto la dominazione della Repubblica di San Marco.

I cramârs, con la loro “crame” o “crasigne” (basto in legno provvisto di spallacci per il trasporto sulla schiena della mercanzia), approdarono principalmente in: Austria (15%); Ungheria, Moravia, Polonia (18%); Germania (56%). Questi venditori ambulanti commerciavano in spezie, coloranti, erbe officinali, stoffe, provenienti dal porto di Venezia, che essi acquistavano in Patria tramite grossisti e negozianti locali. Alcuni di loro erano pure tessitori o “scarpari”, del resto spostandosi a piedi le scarpe diventavano un bene basilare. Altri sapevano fare i cataplasmi, curavano i pazienti mediante il “bocconcino purgante”, il “cerotto angelico meraviglioso” o la “teriaca”, rimedio universale per tutti i mali di cui Venezia, mutuando segrete alchimie rubate ai popoli d’Oriente, riuscì a conquistare una specie di monopolio. La necessaria migrazione stagionale verso la Mitteleuropa comunque mise a dura prova questi uomini che in alcuni Paesi europei furono considerati imbroglioni e traffichini, assimilabili ai “vu’ cumprà” odierni. Partivano appena finiti i lavori agricoli, con l’inizio della stagione fredda, vagando di paese in paese, fino ai più sperduti casolari di montagna affrontando i rischi dei lunghi e gelidi inverni del nord. Battevano ciascuno la stessa zona, tornandovi ogni anno: si conquistarono in questo modo la stima e la simpatia dei clienti assicurandosi la possibilità di ritornare e lasciando ai loro discendenti, che li sostituirono lungo i secoli e che si mantennero fedeli alle consegne, il patrimonio dell’esperienza e della clientela.

I GUES E I GUZZADORS

Il mestiere dell'arrotino (guizzadors o gues), risale ai tempi in cui furono inventati i ferri taglienti, perché ovviamente, ottenuta l'arma o l'attrezzo, occorreva l'incaricato capace di rimettere in sesto il filo rovinato o consumato. Non si sa con esattezza da quanto tempo gli abitanti di tre comuni dell'alta Carnia: Ligosullo, Paularo e Treppo Carnico abbiano cominciato a dedicarsi a questo mestiere, che ha condizionato positivamente la civiltà delle sue genti e che oggi è soltanto un ricordo. Forse è derivato dal commercio ambulante che era svolto oltre confine da venditori di spezie e di tessuti, i cosiddetti cramârs.

Già nel 1828 l'arrotino era il lavoro prevalente per gli uomini di Ligosullo (un po' meno a Paularo e Treppo Carnico) ed i ragazzi, già all'età di 10-12 anni emigravano con il padre nella vicina Carinzia. Questa corrente migratoria si sviluppò favorevolmente fino al 1915. Con il sorgere delle ferrovie e sotto la spinta del sempre crescente numero di addetti, il mestiere del "Gue" si addentrò nelle regioni interne dell'Austria oltre che in Baviera in Ungheria ed in Serbia. L'emigrazione stagionale si svolgeva in due tempi: da fine gennaio ai primi di giugno, con rientro nello stesso mese per la fienagione, nuova partenza a ferragosto con rientro ai primi giorni di dicembre.

Gli attrezzi usati per questa mansione particolare consistevano in un carrettino detto "crascine" dal tedesco "Kraschen" spinto a mano, in posizione di fermo la mola veniva azionata da una pedivella collegata ad una ruota traente. Vi era anche una versione più leggera portata a spalla, quando nelle strade innevate non si poteva procedere con quella tradizionale. Per poter esercitare il mestiere si doveva avere una licenza rilasciata dalla Prefettura, con un apprendistato di almeno due anni, e pagare una tassa annua di cinquanta corone, un importo non disprezzabile per quei tempi. Il lavoro veniva raccolto casa per casa, porta per porta ed ogni arrotino si era creato un certo itinerario chiamato "gai" e la sua clientela ormai affezionata lo sapeva attendere ad ogni suo passaggio. Il lavoro, incentivato dal bisogno e dalla passione, diventava sempre migliore e non avveniva per caso che un arrotino ambulante della Val Pontaiba e anche della Val Resia, fosse chiamato a servire il reparto chirurgia di un ospedale. Grazie a questa attività c'è stato un notevole benessere in molte famiglie, specialmente di Ligosullo e per una particolare proprietà di parecchi abitanti nel vestire, per il fatto di doversi presentare sempre in ordine nelle case, gli abitanti di Ligosullo erano e sono tuttora chiamati dai paesi vicini "Kaisers".

Il miracolo dei guzzadors finì con la fine della guerra 1915/18, quando l'Austria non concesse più permessi per attività ambulanti a stranieri. Continuarono quelli che avevano avuto la fortuna imprenditoriale di aver acquistato prima un posto fisso e successivamente un negozio sia in Austria, sia in parecchie città dell'Italia settentrionale, sostituendo la vecchia ed amata "cràsigne" con i progressi della tecnologia.

Approfondimenti

Il quadro normativo

  • Le norme che trattano delle fusioni in Regione Friuli Venezia Giulia sono di recente legiferazione. Consulta qui le principali fonti legislative.

Intervista a Paolo Forno - Sindaco Comune di Predaia

Eventi

Mappa dei punti di interesse

Principali luoghi di interesse nel territorio dei Comuni di Ligosullo e Treppo Carnico.